Come scegliere uno psicologo sul web?

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Nel momento in cui decidiamo che abbiamo bisogno di un aiuto professionale per affrontare un malessere o un disagio psicologico o relazionale, ci troviamo di fronte ad un’importante e difficile scelta: da chi andare.

Possiamo chiedere ad amici che si sono già trovati di fronte ad una scelta simile, ma può darsi che non vogliamo diffondere la notizia di un nostro disagio oppure non abbiamo a disposizione qualcuno che ci possa consigliare o del cui giudizio ci fidiamo.

A questo punto  cominciamo a googlare ed immettiamo parole come psicologo firenze, insomma “psicologo + [città]”, “miglior + psicologo + [città]”, ecc.

Ed ora che abbiamo pagine e pagine di nominativi, quale criterio di scelta possiamo adottare?

Il mondo degli psi-qualcosa è immenso e le varie differenze tra un tipo di professionista e l’altro sono davvero conosciute solo dagli addetti ai lavoro e, a volte, neanche da questi.

Incominciamo ad escludere tutte quelle figure che svolgono una professione che in realtà non potrebbero fare (lo psicoterapeuta) perché non hanno né competenze né titoli. Solitamente usano giri di parole senza mai usare la parola “problema psicologico” o “terapia” (altrimenti sarebbero perseguibili penalmente). Quindi si presentano come figure di aiuto per la crescita personale, per il mantenimento del benessere, per l’esplorazione di sé, ecc. Sono quelle figure quali counselor, naturopati, pedagogisti clinici che aspirano a fare gli psicoterapeuti ma non se la sentono, evidentemente, di affrontare il percorso formativo adeguato.

Fatta questa prima scrematura, selezioniamo gli psicologi che sono specializzati in psicoterapia. Possiamo verificare sul sito dell’ordine della regione o nazionale (https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi). Uno psicologo per poter curare e fare una terapia deve essere iscritto all’albo nazionale con la dicitura “abilitato all’esercizio della psicoterapia”.

Se siete indecisi tra psicoterapeuta e psichiatra, il mio consiglio è di rivolgersi ad uno psicoterapeuta scegliendo in base ad altri criteri. In caso in cui abbiate anche la necessità di una terapia farmacologica,  ogni serio psicoterapeuta collabora con qualche psichiatra, mentre non è sempre vero il contrario.

Adesso siamo finalmente giunti ad una rosa (immensa) di nomi tra cui scegliere. Dovete sapere che una persona che sceglie di studiare psicologia lo fa sempre per motivazioni più meno consapevoli di autoconoscenza e autoguarigione. Hanno dentro di loro domande (come le vostre in questo momento) per cui cercano delle risposte. Il problema si pone nel momento in cui, per il solo fatto di aver studiato l’argomento, ci si sente in grado di far fronte a quelle iniziali domande più o meno consce senza cercare quell’aiuto che voi stessi state cercando. In realtà, persino Freud ha fallito nella propria autoanalisi!

Per diventare psicoterapeuti è obbligatorio frequentare una scuola riconosciuta dal Miur per l’insegnamento della psicoterapia. Tali istituti hanno lo scopo di impartire agli allievi una formazione professionale idonea all’esercizio dell’attività psicoterapeutica, secondo un indirizzo metodologico e teorico-culturale riconosciuto in ambito scientifico, sia nazionale che internazionale.
L’accesso può avvenire successivamente al conseguimento di una laurea magistrale/specialistica in Psicologia o in Medicina e Chirurgia, e all’iscrizione al rispettivo albo professionale. La scuola, per ottenere il riconoscimento, deve prevedere un minimo di formazione teorica di tirocinio pratico. Non è obbligatorio intraprendere un percorso personale di cura.  Per fortuna, molte scuole lo prevedono. Alcune esigono però un percorso abbastanza inutile per poter arrivare ad, almeno, una piena consapevolezza di se stessi e del proprio funzionamento (20 ore di psicoterapia). Quella che prevede il percorso più lungo è sicuramente la Società Psicoanalitica Italiana (una media di 7 anni di analisi personale a 4 sedute settimanali, http://www.spiweb.it/programma-formativo).

Un buon criterio, potrebbe essere quello di eliminare dalla rosa di nomi gli psicoterapeuti che non dichiarano la propria formazione (se la considerassero buona, la indicherebbero) e quelli che si sono formati in scuole che non prevedono una seria analisi o psicoterapia personale. Questo aspetto lo potete controllare andando a controllare sul sito delle varie scuole di specializzazione. Qui trovate l’elenco delle scuole di specializzazione riconosciute dal Miur: http://www.miur.it/ElencoSSPWeb/.

Un altro elemento che potrebbe essere indicativo della serietà del professionista, è l’avere o meno un profilo a pagamento su portali che raccolgono i nominativi di vari professionisti, mettendo ai primi posti i profili a pagamento. Sono portali in cui la richiesta di aiuto di un utente viene mandata a diversi professionisti contemporaneamente, creando una sorta di corsa all’accaparramento del paziente, per cui chi risponde prima e offre la tariffa minore ottiene un appuntamento.

Potete anche evitare di considerare le recensioni su web, difficilmente sono autentiche, un paziente difficilmente si espone sul web.

Per concludere, eviterei le specializzazioni che sono una versione più soft di quelle originali o un mix di vari approcci. Se per specializzarsi in un particolare orientamento teorico servono 4 anni, cosa si può raggiungere facendo un po’ di vari orientamenti negli stessi 4 anni?  Se la psicoanalisi prevedere almeno 3-4 sedute settimanali, come possiamo farci analizzare da qualcuno che non ha sperimentato su di sé un vero percorso psicoanalitico?

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